Risposta ai commenti all’ articolo su La zampa.it

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Sono stata chiamata a intervenire da alcune persone che mi conoscono personalmente o attraverso il lavoro dell’associazione e sono rimaste un po’ sconcertate dai commenti suscitati da questo articolo. Approfitto per ringraziare Emanuela che è stata da noi l’anno scorso e ha visto cosa facciamo ed è già intervenuta. L’articolo è un tipico trafiletto scritto da un giornalista che non conosce la situazione personalmente e quindi si basa su informazioni recuperate da varie fonti poi messe insieme in modo poco felice e impreciso che crea malintesi.

Ad  esempio Simabo non “tenta di informare gli abitanti che possiedono un cucciolo su come proteggerli dalla cattura delle autorità”. Simabo tenta di informare tutti, per proteggere tutti i cani, anche gli adulti. Il fatto è che per lo meno a Sao Vicente, per lo meno fino all’anno scorso, quando ancora non facevano la cattura con conferimento in canile, le squadre di distribuzione dei bocconi avvelenati (pagati a cane morto portato alla discarica) lanciavano le esche anche nei cortili e sui terrazzi, quindi spesso non era sufficiente nemmeno chiudere il cane in casa.

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In un mio post su FB di ottobre 2010 si leggeva dell’ultima carneficina (400 morti in una notte), quando a un nostro amico sono stati uccisi 5 cani dentro casa, sterilizzati e seguiti da me personalmente. Quella volta le autorità hanno ricevuto la lettera di protesta del veterinario volontario italiano che li aveva sterilizzati gratuitamente rinunciando alle proprie ferie per venire ad aiutarci… E in mia presenza i padroni di altri cani adottati da noi, e trattati come figli, impunemente uccisi davanti alla porta di casa, hanno minacciato l’assessore all’ambiente, il mandante, di far fuori a sassate la squadra se fosse ancora entrata nel quartiere.  Quella è stata l’unica volta in cui la Camera Municipale, per tenerci buoni ed evitare una manifestazione di piazza, ci ha concesso qualcosa: lo sgombero della sede nuova (messa a disposizione gratuitamente da un’impresa locale che apprezza il nostro lavoro).

Da allora la Delegazione del Ministero della Salute, che forniva la stricnina per gli abbattimenti, e che si è sentita chiamare assassina da qualche cittadino sensibile, ha ufficialmente – e sottolineo “ufficialmente” – interrotto la fornitura del veleno, e il Municipio ha cominciato i preparativi per il famigerato canile, già esistente ma che non aveva mai funzionato perché, come giustamente osserva qualche commentatore, era più comodo e meno costoso distribuire i bocconi per strada. Il canile è entrato in funzione alla fine dell’anno scorso, con tanto di avvisi su giornali (disponibili su richiesta) che comunicavano appunto che i cani che non fossero stati ritirati entro 3 giorni dietro pagamento della debita multa, sarebbero diventati “di proprietà del Municipio”.  E il Regolamento Comunale parla chiaro: obbligo di pagamento dei costi di mantenimento e delle vaccinazioni per poterli ritirare.

In realtà il canile si trova troppo lontano dalla città perché qualunque capoverdiano che non trovi più il suo cane possa andare là a cercarlo… Quindi in realtà non ci va nessuno (a parte noi…) e quindi nessuno paga nulla… quindi i cani rimangono lì ad agonizzare sotto il sole nei loro escrementi finché qualcuno ha tempo di andare a ucciderli. E qui si apre un altro capitolo interessante della vicenda. Il Municipio ha tentato per due anni di affidare a noi l’eutanasia dei cani raccolti in canile, così finalmente l’avremmo smessa di lamentarci dei loro metodi barbari (oltre a sopportare tutti i costi annessi e connessi, che non sarebbero pochi…).

Trovando ovviamente un muro di pietra, alla fine si sono rivolti ai veterinari locali, i quali, vedendo in questa attività un’opportunità di lavoro, hanno presentato un progetto per la gestione del canile (che purtroppo non ho mai letto perché non sono riuscita ad averne una copia) in cui si prevede che i cani raccolti vengano visitati da un veterinario che provvederebbe poi a eutanasiare quelli terminali, con tanto di foto e cartella clinica firmata, mentre gli altri verrebbero conferiti a… Simabo per la sterilizzazione e il ricovero! Tutto ciò senza aver nemmeno interpellato Simabo circa le sue capacità di ricovero e sterilizzazione e senza nemmeno mettere a disposizione della stessa il canile per poter eventualmente ampliare le sue capacità (a parte il fatto che Simabo non ha mai voluto avere o gestire un canile e che l’azione sovvenzionata dall’UE prevede esplicitamente che i cani sterilizzati vengano rimessi in libertà).

Quindi, cosa succede se nemmeno i veterinari vogliono eutanasiare i cani sani (col rischio che abbiano anche un padrone)? Succede che vengono ancora ammazzati con la stricnina (nonostante tutto il materiale per l’eutanasia sia disponibile)! Messa a disposizione della Delegazione del Ministero della Salute! Secondo dichiarazioni ufficiali della delegata, che smentiscono quelle precedenti secondo cui la stessa Autorità avrebbe interrotto la fornitura del veleno dal 2010 perché anti-etica! Ecco qui. Così adesso a Sao Vicente i cani vengono uccisi con la stricnina in canile, dopo giorni di agonia sotto il sole (da qui il bisticcio di parole del giornalista che ha scritto il trafiletto, che parla di ore di agonia per l’avvelenamento da stricnina, che invece, per fortuna, se ben dosata, uccide in pochi minuti), dove naturalmente non ricevono nessuna attenzione perché, come pare giusto a molti, in un paese come Capo Verde non ci sono soldi da spendere per loro.

Ma nessuno si lamenta perché nessuno vede, anzi, come risulta evidente dai commenti all’articolo, c’è persino chi ritiene che queste siano fandonie messe in giro da SI MA BÔ, e poi comunque non c’è più il pericolo che qualche boccone smarrito finisca in bocca a un bambino, quindi sono tutti più tranquilli. Meno noi, che da mesi non dormiamo di notte per questa situazione ma non possiamo intervenire per non peggiorare ulteriormente i rapporti con il Municipio che non ha ancora firmato il protocollo di partenariato, rischiando così di farci sospendere la sovvenzione (e lo sa benissimo e quindi ne approfitta…).

Esistono vari epiteti per definire questi sistemi, ma per ovvie ragioni e per la posizione che ricopro, devo evitare di usarli in questa sede. Allora chiediamoci semplicemente, come tutti, perché non vuole firmare. Mistero. Pendiamo dalle labbra di chiunque possa darci questa risposta. Nemmeno la direttrice dell’ufficio programmazione e progetti dello stesso Municipio, che ho incontrato il 16 luglio durante una riunione con l’UE, sa cosa dire, né a noi né ai funzionari della delegazione… Forse dipende dal contenuto del protocollo…Vediamo… L’ultima proposta prevede che Simabo si accolli anche il finanziamento del 25% dei costi del progetto di sterilizzaizone non coperti dalla sovvenzione (pari a 67.000 euro un tre anni) in cambio unicamente dell’impegno, da parte del Municipio, a risparmiare i cani sterilizzati e microchippati fornendo un lettore di microchip all’accalappiacani. Nient’altro. Del resto è comprensibile che l’UE voglia proteggere gli animali sterilizzati con i suoi fondi. Sarebbe ridicolo il contrario.

Allora qual è il motivo? Forse che questo progetto NON prevede l’acquisto di pickup da 40.000 euro per neppure UN funzionario del Municipio!?!? Può darsi che sia proprio così… Del resto noi che ci lavoriamo 20 ore al giorno 365 giorni all’anno non abbiamo nemmeno lo stipendio (il bilancio è pubblico e può essere fornito a chiuque lo richieda), quindi perché un funzionario della Camara dovrebbe avere diritto a qualche premio? Oppure anche, come dicevamo sopra, finché non firmano ci tengono con le mani legate e ci impediscono di intervenire sul canile… Fatto sta che questa al momento è la situazione a Sao Vicente. Effettivamente nel trafiletto erano omesse molte informazioni utili per farsi un’idea corretta di quello che sta succedendo su questa isola.

Passiamo a Praia. Ci sono stata a fine aprile, per accompagnare il nostro direttore sanitario, la dott.ssa Raineri, che per inciso lavora gratis per SIMABO come tutti noi, a una riunione presso la Delegazione dell’UE. In quell’occasione abbiamo incontrato i responsabili dell’associazione Bons Amigos, che da anni organizza campagne di sterilizzazione in una città in cui il numero dei randagi è almeno il doppio che a Sao Vicente e la situazione è veramente drammatica. Pochi giorni prima c’era stata l’ennesima carneficina, nel quartiere di Alto Santo Antonio, dove abita il sindaco, che siccome gli davano fastidio se ne è voluto liberare. La maggior parte erano stati sterilizzati durante la campagna dello scorso agosto, con una spesa di circa 18.000 euro, raccolti prevalentemente in Austria, attraverso donazioni private. La notizia è stata data all’alba da un signore tedesco che abita in quella zona e che come tutte le mattine era uscito presto per portare fuori il cane. Un cimitero. Poco dopo è passato il camion dell’immondizia per farli su tutti.

Quando siamo arrivati noi, circa una settimana dopo, la strada era ancora quasi deserta. E’ molto probabile che oggi sia già nuovamente invasa da altri randagi arrivati dalle zone limitrofe in cerca di spazio e cibo. Tutto ciò nonostante il Municipio di Praia abbia un protocollo di partenariato *firmato* con Bons Amigos con cui si impegna a utilizzare la sterilizzazione come unico metodo di controllo della popolazione canina. Anche a Praia c’è un canile che fino a poco tempo fa si trovava a Trinidade, anche questo un posto troppo lontano dalla città perché un capoverdiano medio possa andarci a cercare il suo cane, su un terreno messo a disposizione dalla diocesi (alla faccia dell’amore cristiano), dove i cani raccolti vengono uccisi periodicamente con la stricnina (pace all’anima loro). Anche a Praia è previsto che si paghi una multa per ritirare il cane, come può apprendere chiunque si informi presso il Municipio o decida di spendere 200 scudi per comprarsi il Regolamento Comunale. Ma siccome nessuno lo fa o lo farebbe, nessuno conosce l’esistenza di queste norme, e si può anche pensare che siano frottole.

A Sal la situazione è ancora diversa. E’ vero che il Municipio può permettersi di giocare a culo e camicia (se mi permettete il francesismo) con le associazioni, ma è solo perché ci sono la Delegazione del Ministero della Salute (e, aggiungo io, i villaggi…che sono tutti a gestione straniera, non capoverdiana…) che fanno quello che altrimenti farebbe lui… Patrizia Salvini, che abita gran parte dell’anno a Sal, spiega molto bene cosa succede nel suo articolo su FB “Morabeza e sangue”, dove si legge che anche a Sal intendono fare un canile con le stesse finalità di Sao Vicente… E lo sa bene Jacquie Cozens di SOS Tartarugas, che ha perso il suo cane sulla spiaggia del Riu per un boccone alla stricnina.

Chi non ci crede può leggere la storia (in inglese) qui: http://life-on-sal.blogspot.com/, o anche qui: http://www.tripadvisor.com.sg/ShowTopic-g482848-i10796-k3153550-o10-Poison_on_beach_near_Riu_Hotel-Santa_Maria_Sal.html.

A quell’epoca, la Delegazione del Ministero della Salute (di Sal), interrogata circa la provenienza della stricnina, aveva risposto (lettera disponibile su richiesta) che non era responsabile delle attività del tempo libero dei suoi dipendenti (assoldati appunto dai villaggi per spargere i bocconi… anche se ovviamente non si può pretendere che lo ammettano… ). Come se l’iniziativa privata non bastasse, lo stesso organismo il 24.3.11 ha inviato una lettera (disponibile su richiesta) a tutti gli imprenditori di Sal chiedendo di contribuire agli abbattimenti, non avendo a bilancio fondi disponibili a questo fine. In cambio prometteva la massima collaborazione per quanto fosse stato in suo potere (leggi: rendere disponibile la stricnina).

Quindi è vero, a Sal il Municipio non fa abbattimenti, ci pensano “gli imprenditori” in collaborazione con il Ministero della Salute. Effettivamente questo fa una grossa differenza. Soprattutto per i randagi abbattuti. Il giornalista avrebbe dovuto essere più preciso e fare le dovute distinzioni. Certo che sarebbe meglio che non si sapesse troppo in giro che sulle spiagge dove i turisti portano i loro bambini vengono distribuiti  bocconi avvelenati contro i cani, che molto spesso i turisti stessi nutrono con gli avanzi, mossi a pietà da queste povere creature… ma questo non vuol dire che noi siamo dei bugiardi…

A Santo Antao, chiunque può raccontare cosa succede. Ad esempio Martina Giuffré che su questa isola ha preparato la sua tesi di dottorato in antropologia, poi pubblicata in Italia. Però lì, un paio di sere prima, affiggono degli avvisi sulle case, comunicando data e ora della distribuzione dei bocconi. Lei non l’ha letto e ha perso la sua cagna. Lo stesso è successo a Sabine, che l’ultima volta che è stata a trovarmi mi ha messo a disposizione casa sua per le sterilizzazioni nel caso avessimo la possibilità di andare a lavorare anche a Santo Antao.

A San Nicolao, la “liberazione” dell’isola dai randagi è stata il cavallo di battaglia del penultimo sindaco, che appena eletto ha fatto la più grande strage della storia di San Nicolao. Ovviamente non è cambiato nulla e ora l’isola è di nuovo piena di cani, anche se sono relativamente pochi perché essendoci in giro poca immondizia trovano meno cibo, quindi anche il tasso di riproduzione è più basso che su altre isole.

A Fogo la prossima campagna di abbattimento dei randagi è stata annunciata il 5 agosto scorso. Secondo la notizia diffusa dalla stampa, in parallelo, nonostante il paradosso, verrà portata avanti anche una campagna di sterilizzazione. In realtà non si conosce l’esistenza di nessuna organizzazione né locale né straniera che faccia campagne di sterilizzazione in quell’isola ed è lecito pensare che il termine sia stato inserito a bella posta solo per tenere buone le teste calde (come noi) che si battono contro gli avvelenamenti e a favore delle sterilizzazioni.

Sinceramente non sono molto aggiornata su quanto succede a Boavista, ma non c’è nulla che faccia supporre l’utilizzo di sistemi diversi per il controllo della popolazione canina.

L’unica vera eccezione per ora è Maio, dove la Camara Municipal è davvero molto collaborativa, ha davvero interrotto le campagne di avvelenamento e ha firmato e rispetta un protocollo di collaborazione con i Veterinari Senza Frontiere – Portogallo, in base al quale rende disponibili vitto, alloggio e un’auto per 5 veterinari per due campagne di sterilizzazione l’anno (tutti i materiali sono resi disponibili dai VSF stessi). Inoltre ha reso disponibile il vecchio ospedale come ambulatorio per la somministrazione permanente di antiparassitari.

Ma naturalmente ai Municipi delle altre isole non interessa. Loro non hanno mai niente da imparare da nessuno. (Per la cronaca, i VSF si erano resi disponibili a venire anche a Sao Vicente, ma la Camara Municipal non ha mai risposto ai loro messaggi, come del resto non ha mai risposto nemmeno ai messaggi della DUE con l’invito a firmare il protocollo per poter sbloccare il finanziamento).

Venendo ai numeri, la stima dei 10.000 cani uccisi ogni anno non l’abbiamo fornita noi. Ma è molto plausibile perché si tratterebbe di una media di 1000 cani per isola, che è un numero altrettanto plausibile, visto che solo a Sao Vicente si facevano 4 campagne l’anno con 400 morti ciascuna e a Santiago si parlava (notizie pubblicate dai giornali locali) di 5000 l’anno solo a Santa Caterina.

Del resto, secondo le stime dell’Universtià di Torino, che sono sicuramente più attendibili delle presunte nostre, a Sao Vicente ci sono circa 5000 femmine, che producono ogni anno dai 20.000 ai 40.000 cuccioli, quindi l’abbattimento di 1000 individui è tanto plausibile quanto assolutamente inutile per risolvere il problema, nonostante il Municipio sia validamente aiutato nella sua missione dai cittadini che non mancano di seguire il buon esempio dato dalle autorità, impiccando i cani malati o che “non servono più” (a Sao Vicente, c’è un posto chiamato “la forca”, con un’asta piantata sul ciglio di un burrone. Il cane viene legato all’asta con una corda al collo e buttato giù. Si taglia la corda e il cane cade. Sotto, un cimitero. Costo del servizio 1 – 2 euro, a seconda del grado di alcolismo del prestatore d’opera…), abbandonandoli legati al sole, buttando bocconi avvelenati nel cortile del vicino, o annegandoli come nelle nostre civili campagne. Poi ci sono anche quelli che catturano i gatti per darli da mangiare vivi ai pitbull, oppure glieli lanciano dietro per allenarli a correre…

Sia ben chiaro: sto sempre parlando di Sao Vicente. Non generalizziamo! A Sal il più sadico sembra che sia un tedesco, padrone di uno dei ristoranti più famosi dell’isola, di sicuro uno dei più in vista, trovandosi sulla piazza principale di Santa Maria. Nel giro di un anno ha cruentemente ammazzato un gatto e un cane sotto gli occhi increduli dei turisti.

Per maggiori info sulla lotta al randagismo a Capo Verde, scrivere a info@simabo.org

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